Camminare sulle vie consolari

Nel mondo romano si percorreva molta strada a piedi e, pur essendo disponibile una eccellente rete viaria era di fondamentale importanza poter camminare comodamente in ogni stagione, cosa che veniva garantita da confortevoli e resistenti calzature.

Una delle calzature più comuni, sia per i civili che i militari (che per servizio dovevano percorrere molte miglia) era la caliga, una calzatura parzialmente aperta non molto differente dagli attuali sandali.

Questa calzatura era diffusissima ed era stata adottata dall’esercito per la fanteria. Nei secoli ne vennero prodotti infiniti modelli, ed alcune particolarità nate dalla secolare esperienza meritano una descrizione.

Frammento di statua bronzea raffigurante un piede di un cavaliere, con caliga, sperone e calzino probabilmente in lana (Museo Civico Archeologico Bologna)

Anzitutto la caliga era ricavata intagliando un unico pezzo di pelle di discreto spessore con una lama ben affilata; la presenza di ampie aperture permetteva che alcune parti del piede, tra cui le estremità delle dita ed il tallone, non fossero continuamente sfregate dal cuoio, cosa che consentiva di mantenere sano il piede.

Disegno dello sviluppo di una caliga ritagliata da un unico pezzo di pelle (da http://bastilia.ru/hellas/rules/caligae/ )

La chiusura era ottenuta con un lungo laccio che passando nelle varie asole e girando attorno alla caviglia garantiva un’efficiente distribuzione delle pressioni sulla pelle e sulla struttura ossea del piede durante la marcia limitando le deformazioni forzate, l’eccessiva callosità, le vesciche e le conseguenti ferite che potevano facilmente infettarsi.

Le aperture, che erano comodissime nel periodo estivo, diventavano eccessive d’inverno ed era necessario rivestire il piede avvolgendolo in una o più pezze che fungevano un po’ da calzino.

Non mancano peraltro tra i reperti archeologici calzini veri e propri in lana lavorata a maglia.

Ma la particolarità più interessante della caliga era la borchiatura in ferro.

Calighe dotate di chiodatura dal grande rilievo lapideo detto “della Cancelleria” che raffigura soldati della guardia pretoriana (I secolo d.C.)

Nell’esercito repubblicano si erano accorti che la calzatura in cuoio era troppo tenera e fragile per le marce prolungate dei legionari, e sicuramente era inadatta sui terreni bagnati e scivolosi.

Va ricordato che la concia del cuoio era molto diversa da quella attuale, essendo ottenuta col bagno nell’urina; con quel tipo di concia il cuoio seccandosi diventava duro, e bagnandosi tendeva ad essere molliccio, scivoloso e ad allargarsi rendendo difficile la marcia in presenza di umidità. Rimedi temporanei erano ottenuti ungendo il cuoio con sego animale.

La soluzione definitiva al problema dell’aderenza al terreno fu l’applicazione di una serie di chiodi dotati di una grossa testa a forma di cuspide o semisfera. Il chiodo veniva ribattuto piegandone lo stelo all’interno della suola. In pratica si otteneva il cosiddetto ‘carro armato’, che aveva anche la funzione di limitare il consumo eccessivo della suola.

Frammento di una suola ritrovata lungo la Via Claudia Augusta in Tirolo (Leermos, 1995. Suola di caliga in pelle con chiodi. II secolo d.C.)

La caliga tradizionale, quella per così dire ‘civile’, risultava però ancora troppo debole per portare la chiodatura, per cui per la caliga militare venne adottata una suola di spesso corame o cuoio pesante alto più di un centimetro ed in grado di ospitare comodamente gli steli dei chiodi. Generalmente a rinforzare il tallone veniva piazzata una corona di chiodi raffittiti. Il fissaggio tra la tomaia e la suola era ottenuto con una cucitura che restava parzialmente nascosta nello spessore del corame per evitare che fosse distrutta immediatamente dall’usura.

Chiodi da calighe (Narodni Muzej Slovenije – Ljubljana-SLO)

Si tratta di soluzioni derivate dall’esperienza che possono essere ammirate in molti musei ove sono esposte calzature romane, e alla fine non molto dissimili da quelle che ancora si usano.

A questo proposito ricordo che mi è capitato di vedere interessanti reperti di calzature al Museo della Nave Romana di Comacchio, e al Römisch-Germanisches Museum di Colonia, ma a documentare l’evoluzione della calzatura pesante o militare ve ne sono quasi in ogni museo che esponga materiali romani.

Un’ultima notazione riguarda i chiodi delle calighe: non si tratta di chiodi comuni, ma piuttosto di oggetti la cui forma si è andata modificando nel tempo proprio in funzione del particolare servizio, ed esistono cataloghi che dal tipo di chiodo permettono di risalire al periodo, e a volte alla Legione di origine.

C.R. 2018


FONTI:


 

 

 

Ti è piaciuto questo articolo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *