La storia

“Certo non nego che la forza della Repubblica sia nelle nostre Legioni. Ma cosa potrebbero fare le Legioni se non avessero i reparti del Genio dell’Esercito?

“La fai facile Quintilio! Voi però le frecce nella schiena agli assedi non ve le prendete mai, siete sempre intenti a scavare dei fossi…”

“Non è vero Arrio” gli risposi “Le macchine d’assedio chi è che le costruisce? Ma senza che tu mi tiri fuori l’esempio degli assedi, le Legioni saprebbero forse costruire un acquedotto? E non dirmi che gli acquedotti dell’Urbe non sono necessari. Se non ci fossero quelli cosa berrebbe la gente? L’acqua del Tevere?”

“Quintilio, tu hai sempre la risposta pronta solo perché hai studiato. Ma se fossi stato insieme con me nella Decima Legione, magari a prestare servizio in terre sconosciute…”

“Arrio, guarda che hai la memoria corta: ti sei dimenticato che proprio io e te siamo stati insieme nelle steppe della Tracia e della Sarmatia come Esploratori del Genio per studiare dove far passare le nuove strade militari e dove mettere i ponti sui fiumi? E le mappe di quelle terre sconosciute chi le ha fatte?”

PONT DU GARD SENZA TURISTI

Effettivamente io ero solo un agrimensore civile aggregato ad un reparto del Genio e non avevo alcuna esperienza di combattimento, ma sapevo come funzionavano le cose nell’Esercito di Cesare e non era la prima volta che cercavo di farlo capire ad Arrio.

Avevo dovuto attraversare pericoli, rischi, fatiche, talvolta la solitudine.

Quelle esperienze mi avevano fatto riflettere, mi ero fatto qualche idea sul nostro mondo civilizzato.

Ora capivo che la forza bruta del ferro, necessaria e sufficiente per secoli, non bastava più alla repubblica.

Le Legioni potevano vincere una battaglia, ma dopo? Le Vie Consolari richiedevano manutenzione continua, e sempre nuovi ponti su fiumi grandi e piccoli. Ed i veterani andavano sistemati in terre demaniali che bisognava centuriare.

Il Dittatore non si contentava dell’acqua nelle fontane pubbliche: lui voleva sapere cosa succedeva nelle Provincie e al di fuori di esse: perché terre nuove e sconosciute si aprivano al commercio romano, insieme a ricchezze da conquistare.

E l’Oriente… che sarebbe diventato romano!

A me piaceva fare l’Esploratore del Genio. Avevo fatto l’agrimensore nelle centuriazioni, ma era all’esplorazione a delle terre ignote che non sapevo resistere.

Alcuni non capivano questa mia aspirazione, e pensavano che io fossi un po’… ‘strano’.

 


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